27 aprile 2011
Nancy è californiana e per due volte, grazie alla gestazione di sostegno, ha dato la gioia della paternità a una coppia gay romana ed è già al suo terzo viaggio per visitare la sua nuova famiglia.
Durante l’ultima visita, Nancy ha partecipato all’Assemblea Nazionale di Famiglie Arcobaleno e ha raccontato la sua esperienza spiegando quali sono state le motivazioni che l’hanno spinta a scegliere di portare nel suo grembo i figli di altri.
Nancy spiega che ha pensato per la prima volta a questa possibilità dopo il quarto figlio, quando si è resa conto che amava essere incinta, ma sicuramente non avrebbe potuto crescere altri figli. Racconta anche di come ha deciso di diventare un’infermiera professionista e rendersi economicamente indipendente così da non far sembrare che la sua fosse una decisione legata al profitto.
Il video è molto bello, Nancy comunica forza, serenità e “normalità” con risposte sicure e uno sguardo pieno di speranza. E il momento più forte è forse quello dove spiega che tipo di legame si è creato con i bambini e con i genitori: siamo come due famiglie diverse che si sono mescolate per formarne una più grande.
30 marzo 2011
Nella prossima puntata di Oltre le differenze, programma radiofonico dedicato al mondo gay, lesbico, bisessuale e transgender, si parlerà di maternità surrogata.
Le conduttrici Natascia Maesi e Eleonora Sassetti intervisteranno Giuseppina La Delfa, presidente dell’associazione Famiglie arcobaleno, che riunisce le famiglie omogenitoriali in Italia, e Valter e Mario, i babbi toscani di cui vi abbiamo già raccontato la storia!
La trasmissione andrà in onda su Antenna Radio Esse venerdì 1° aprile alle 21.00.
21 marzo 2011
Due padri per David è il documentario di Renato Pugina sulla storia di Valter e Mario, una coppia omosessuale italiana, che ha scelto di avere un figlio tramite maternità surrogata.
All’inizio del film il regista afferma di voler seguire la vicenda sospendendo il giudizio, senza entrare nel merito della scelta. E così fa: comincia con la telefonata dalla California e le lacrime di gioia dei due futuri babbi e poi segue tutte le tappe affrontate da Mario e Valter fino al ritorno in Italia con il piccolo David.
Durante i lunghi mesi conosciamo Amanda, la madre surrogata, e tutta la sua grande famiglia. Scopriamo, con lo stupore di alcuni, probabilmente, che non ha problemi economici e sta crescendo già 4 figli. Sentiamo la direttrice dell’agenzia che segue Valter e Mario dall’inizio del percorso che ci spiega qual è generalmente il motivo per cui le donne si offrono come madri surrogate: poter dare ad altri la stessa gioia che hanno provato loro con i loro figli. Vediamo anche la futura nonna di David, che non nasconde le sue perplessità, e gli amici e fratelli dei futuri padri, che accolgono l’ecografia con una grande esplosione di felicità.
Alla fine del film ci accorgiamo che, per quanto il regista avesse scelto di sospendere il giudizio, non possiamo non essere felici per Mario, Valter e la loro nuova famiglia. L’arrivo di un bambino è una gioia per tutte le persone coinvolte e l’amore che sempre circonderà David sembra indubbio, visti i presupposti.
Il documentario è stato trasmesso il 30 gennaio 2011 dalla televisione svizzera ed è disponibile anche online.
17 febbraio 2011
Mentre in Italia non abbiamo ancora assimilato che utero in affitto è un’espressione dispregiativa, in Gran Bretagna si chiede una legge sulla maternità surrogata che tuteli il benessere di tutti.
Il 9 febbraio il “Guardian” pubblica un articolo che, con grande attenzione, delicatezza e precisione, affronta l’analisi della legislazione britannica sulla maternità assistita e ne afferma la sua arretratezza.
La riflessione prende le mosse da un caso tanto triste quanto emblematico avvenuto a Birmingham. Un giudice ha affidato un bambino alla madre surrogata, che, contattata su internet e fecondata con il seme dell’uomo della coppia che non poteva avere figli, durante la gestazione aveva cambiato idea e deciso di tenere il bambino. Nonostante la particolarità del caso e gli eventi correlati che hanno posto ulteriori dubbi al giudice, l’autrice dell’articolo ne prende spunto per interrogarsi sulla difficoltà di legiferare su una materia così delicata.
La legge britannica riconosce il diritto di maternità alla donna che ha portato avanti la gravidanza. Questo riconoscimento non è sempre risolutivo ed entra in diretto conflitto con gli accordi internazionali sulla gestazione di sostegno. Dall’altra parte, però, le leggi che permettono di vincolare con un contratto la portatrice le negano il diritto a cambiare idea durante la gravidanza.
Particolarmente interessante, soprattutto per noi che guardiamo dall’Italia, è la valutazione della giornalista sull’attuale blocco legislativo che lascia i bambini privi di reale tutela e allo stesso tempo non riesce a garantire un equilibrio adeguato tra i diritti delle donne coinvolte: la madre surrogata e quella per cui porta in grembo un figlio.
Ci uniamo quindi all’appello del “Guardian”: in qualunque modo la si pensi e per quanto ci siano persone profondamente contrarie, la pratica della maternità surrogata è ormai una realtà e una legge che tuteli i soggetti è più che necessaria.
2 febbraio 2011
Negli ultimi mesi si è parlato moltissimo di maternità surrogata, soprattutto perché alcune celebrità hanno reso noto di esservi ricorse per realizzare il loro desiderio di diventare genitori.
Da un certo punto di vista, discutere è un bene perché è l’unico modo per dare visibilità ai problemi, capirli e far sì che ci si muova per risolverli, da un altro sembra invece più facile trovarsi di fronte a commenti e giudizi, tanto approssimativi e superficiali quanto negativi, su argomenti che meriterebbero assai maggiore attenzione e delicatezza.
Un esempio per tutti è dato dall’utilizzo insistito, quasi compiaciuto, dell’espressione utero in affitto. In molti la usano nonostante il valore apertamente dispregiativo, o forse proprio per questo.
Le donne che decidono autonomamente di portare avanti una gravidanza per altre non possono essere liquidate come semplici incubatrici. E una gravidanza, un insieme di fattori biologici e psicologici che crescono e si evolvono per nove mesi, non può essere ridotta al solo organo utero.
La pratica della maternità surrogata coinvolge molte persone che, per le scelte che affrontano, hanno diritto a un rispetto che è letteralmente spazzato via nell’espressione utero in affitto. Chiediamo quindi a chiunque abbia a cuore questi argomenti di fare attenzione anche alle parole, perché è soprattutto per loro tramite che vengono veicolati pensieri e atteggiamenti.